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diario di Newton


[ZU+NEO] 7 novembre 2002

[STEVE PICCOLO+GAK SATO+LUCA GEMMA] 14 novembre 2002

[ANATROFOBIA+BRE BESKIT DYRENE] 21 novembre 2002

[STARFUCKERS+YU] 5 dicembre 2002

[ANTONELLO SALIS+PAOLO ANGELI] 12 dicembre 2002


Impressioni a caldo su

[ZU+NEO]

  di Walter De Villa

 

Come al solito ieri sera appuntamento con il Newton Festival a Latina, che questa volta ha mantenuto le aspettative grazie ad uno straordinario concerto dei Neo insieme agli Zu. C'era da aspettarselo visto che IMHO sono tra i migliori gruppi italiani attualmente in giro.

Per i Neo è stata la prima volta in un teatro, Manlio, il chitarrista, era eccitato, euforico, anche se a guardarlo non lo si sarebbe detto, vista la sua consueta flemma...continuava a ripetere quanto fosse ottima l'acustica, forse perchè abituato a suonare nelle situazioni più assurde, finalmente in un luogo così suggestivo, appariva, nel complesso, molto sicuro di sè.

Il concerto è stato impeccabile, Frith, Zappa, Zorn i numi tutelari: blues deviato, jazz schizzato, noise, deframmentazione della forma canzone, tempi dispari, perfetta intesa nei momenti di improvvisazione, sezione ritmica compatta e devastante, intermezzi divertentissimi, Manlio e Fabrizio (il bassista) seduti su delle sediacce scassate come vecchi tranquilli bluesman ottantenni, a deliziarci alla fine con un "Malinconico blues" alla loro maniera, tanto per "rilassarci un po' prima degli Zu" come ha detto Antonio, il batterista.

Sesto appuntamento per me con gli Zu da quando, giugno 2000, suonarono di spalla ai Fantomas a Roma. Da allora molte cose sono cambiate per loro: ,collaborazioni eccellenti (Chadbourne, Vandermark, Lomberg-Holm, Albini solo per nominare i più conosciuti), (relativa) fama acquisita grazie ad una serie di concerti infinita, ma soprattutto c'è stata una evoluzione nella struttura delle canzoni (forzata, vista la defezione di Roy Paci) e nella loro resa live.

Avendo rinunciato alla tromba nelle esibizioni dal vivo e nell'ultimo disco, il gruppo ha sviluppato un sound molto più pesante, basato sull'uso più frequente del basso distorto e del sax baritono. I nuovi pezzi risultano poi meno "matematici", cioè meno legati a strutture ritmiche complesse e definite, tendendo a dilatarsi durante l'esecuzione dal vivo nei momenti di improvvisazione. Può capitare così che in certi casi il concerto perda di intensità e tensione, soprattuto durante inutili parti rumoriste alla lunga noiose e ripetitive. Nel complesso però il suono più aggressivo aumenta l'impatto e la potenza, con conseguente godimento per le nostre orecchie.

Morale: anche ieri sera ho assistito ad un grande concerto, dove la bravura dei tre Zu è emersa soprattutto nei pezzi vecchi, che oramai vengono suonati a memoria. Discorso a parte per Muro Torto, l'unico brano dell'ultimo album in cui le nuove direttive musicali del gruppo si fondono alla perfezione con il "classico" suono Zu, crescendo ancora di più dal vivo.

A fine concerto Massimo Pupillo ringrazia i Neo "che spaccano veramente, complimenti!". Amore a prima vista.

 

 

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[STEVE PICCOLO+GAK SATO+LUCA GEMMA]

  di Ben Presto [SuccoAcido]

 

Già il titolo la dice lunga sull’esperimento situazionista di Piccolo: Expédition / dérive Latina. Il teatro è disseminato di carte autostradali, quadri di unione, piante cittadine, elenchi toponomastici, sulle poltrone, sul palco, sugli strumenti, ovunque. Un esperimento che parte da un’ipotetica Babele per arrivare ai suoni, ai rumori e alle voci di Latina, più che città "artificiale", nata dalle paludi, un concetto razionalistico, la Brasilia fascista.

Steve Piccolo, uno dei co-fondatori dei vecchi, cari Lounge Lizards, in versione trio, lui basso e voce, Gak Sato da Tokio elettroniche varie e Luca Gemma da Milano chitarra e voce. Devo dire che ho ascoltato questo concerto comodamente seduto e rilassato.

Una sorta di teatro-canzone, ma con un’atmosfera assai newyorchese, con venature burroughsiane, calda e stralunata. Il theremin di Dj Sato… ah! Il placido Steve, filosofico: "La vita è un ospedale, dove ogni malato vorrebbe cambiare posto".

 

 

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[ANATROFOBIA+BRE BESKYT DYRENE]

  di Walter De Villa

 

Apre Bre Beskyt Dyrene che, tra l'altro, ora ha un altro nome, non chiedetemi come si fa chiamare adesso perchè non me lo ricordo.

BBD è una sola persona: Simone Salustri. Si presenta all'apparenza come una specie di Badly Drawn Boy un po' stralunato, con il berretto calato sui capelli e la sua fender jaguar, circondato da due di quei motorini che stanno attaccati ai cestelli della lavatrice sistemati a mo' di batteria (da massacrare con apposito trapano spuntato), una molla collegata ad un ampli, vari aggeggi costruiti da lui, quintalate di effetti.

Il suo è un viaggio in un mondo industriale, paranoico, ossessivamente ripetitivo, allucinato, i pezzi sono basati su fraseggi che si sovrappongono in loop reiterati all'infinito, mentre sotto scorre una base di chitarra elettronica e campionamenti, voci al limite del rantolo death metal che ripetono testi nichilisti e frasi sibilline ("Ci sono solo pareti di garza").

Se l'intenzione era quella di suonare come gli Einsturzende Neubauten, il risultato raggiunto è pessimo, pensavo che si fosse smesso di suonare a quel modo almeno da metà degli anni ottanta, invece c'è ancora qualcuno che prova a "scioccare" il pubblico con cose ampiamente già sentite e viste. Lui gioca un po' a fare lo scoppiato, tanto che alla fine si può parlare più di performance teatrale che di proposta musicale, come dimostra l'esibizione finale: braccio alzato, si "fa" usando il trapano come se fosse una siringa mentre in sottofondo sentiamo una frase del tipo "per voi c'è una soluzione a tutto".

Per fortuna dopo questa esibizione ci sono gli Anatrofobia a deliziare le nostre orecchie, prima volta per me dal vivo, seconda volta per loro a Latina.

La formazione si presenta sul palco in terzetto con Luca Cartolari al basso, Alessandro Cartolari al sax alto (iper reverberato), Andrea Biondello alla batteria. Si aggiungeranno poi Roberto Sassi alla chitarra per i pezzi tratti dal nuovo album ed un altro bassista (non chiedetemi il nome) per i brani conclusivi del concerto.

La resa live è perfetta, anche se forse il sax è leggermente basso. I tre suonano tutti con partiture davanti agli occhi e si sente, l'inizio è aggressivo ma di un aggressività che risulta quasi "ovattata", poi si alternano pezzi meditativi, onirici, quasi colonne sonore di film, a pezzi più tirati e complessi, soprattutto quelli con la chitarra di Sassi (bravissimo) e con i due bassi insieme.

Che dire, sono esterrefatto, qui siamo di fronte ad un gruppo che è, attualmente, ai massimi livelli, dal vivo come su cd fa della musica con chiari riferimenti ma dotata di una originalità che pochi possono permettersi di avere. Vale insomma lo stesso discorso fatto per gli Zu, con la differenza che questi ultimi sono parsi in calo rispetto alle precedenti esibizioni live e all'ultimo cd in studio, mentre gli Anatrofobia sono in piena ascesa. Certo il jazz qui è più preponderante rispetto alla band romana, la materia trattata, infatti, risente di più delle influenzedi certo jazz-rock elettrico, io ci sento anche qualcosa del Miles Davis di Bitches Brew, i pezzi risultano più dilatati ed emotivi, oscuri, anche se non mancano le parti più free e veloci col sax alto che suona come quello di Zorn, suggestioni tipiche di certo prog-rock (King Crimson, Henry Cow), senza trascurare l'importanza fondamentale soprattutto su disco degli inserti elettronici, un certo modo di suonare la chitarra obliquo, la batteria così essenziale.

Grande gruppo veramente. L'ultimo cd si intitola "Le cose non parlano" compratelo, è uno dei dischi dell'anno.

 

 

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[STARFUCKERS+YU]

  di Ben Presto [SuccoAcido]

 

Davvero un gradevole festival questo, e ben organizzato. Cristiano Becherucci, musicista contemporaneo e curatore del Newton ha operato delle scelte, nella situazione italica contingente, abbastanza mirate e comunque ad ampio spettro.

Gli Yu, romani, sono i primi a suonare. Un trio, elettroniche varie, voce, campionata e non. Atmosfere minimali, fra teatro e ambient. Essenziali, forse un po’ acerbi, ma efficaci e suggestivi.

Gli Starfuckers… un’equazione: sottrazione di accordi + asincronia + atonalità = musica che si "autonega". Una sorta di dodecafonia al contrario. Operazione in apparenza semplice, ma assai colta. Frammenti di funk, sintesi di rhythm ‘n’ blues e free. Il chitarrista in contrappunto con se stesso, con i suoi stessi sampler. Mi viene da pensare, in arte, ai libri cancellati di Emilio Isgrò. Ma la decostruzione del "classico", non fa parte della Modernità, delle avanguardie storiche?

I fottistelle hanno trovato un MODO, ma come mi faceva notare un altro musicista, che ciò non resti FORMA. Comunque: ostici e ossei, interessanti ed intelligenti. Divertente la pausa — sigaretta, decisa così, in maniera demenziale, tutti e tre a fumare, guardando il pubblico…!

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[ANTONELLO SALIS+PAOLO ANGELI]

  di Walter De Villa

 

Alla vigilia di questo attesissimo concerto ci si chiedeva cosa potesse venir fuori dall’incontro di questi due grandi musicisti sardi. Uno, Salis, solitamente alle prese con una disamina della materia jazz sui generis, l’altro, Angeli, sempre in bilico tra avanguardia e folk popolare con l’utilizzo della sua chitarra sarda preparata, uno strumento unico, creato nel corso di più di un decennio di studio sulle possibilità offerte da questa meravigliosa creatura.

Ebbene, date queste premesse, questo non poteva che rivelarsi il concerto più interessante, coinvolgente e ricco di emozioni dell’intera rassegna. L’ambiente in cui si è suonato ha contribuito a creare una atmosfera veramente particolare, il Logos è un piccolo auditorium situato all’ultimo piano di un brutto palazzo nella città di Latina, un luogo raccolto, ripiegato su di sé, intimo, familiare, avvolgente.

Il concerto è stato un susseguirsi di invenzioni sonore, divertenti e sognanti, ricche di suggestioni cinematografiche e teatrali, da Fellini a Weill, un territorio di assoluta libertà in cui i due artisti potessero costruire il proprio discorso. Salis “recitando” la parte del musicista folle destreggiandosi al pianoforte (con l’ausilio, tra l’altro, di una cartellina di cartone) e alla fisarmonica e Angeli facendo da contraltare appollaiato sul suo strumento, tra il serio e il faceto, concentrato ma divertito dalle situazioni che si venivano a creare durante le performance improvvisative.

E’ stato un po’ come tornare bambini alla purezza quasi naif della creazione artistica, con Salis protagonista di un viaggio sonoro giocoso e sognante, ostico e aggressivo. Angeli non da meno riusciva a gestire la dimensione ritmica e solista in maniera assolutamente perfetta, con le sue strutture improvvisative libere di spaziare tra i generi ed un suono come sempre incredibilmente ricco di sfumature. L’intesa tra i due è stata così buona che ogni tanto sembrava di assistere ad uno scambio di “battute” tra i due, perfettamente consapevoli di essere in serata di grazia.

Alla fine gli spettatori, entusiasti dopo un’ora e quaranta di musica, hanno tributato un’ovazione ai due che, felici e soddisfatti come bambini, ci hanno dimostrato una volta di più quanto performance di questo genere possano essere una occasione per lo spettatore e per i musicisti per vivere un’esperienza decisamente particolare.

 


email: info@newtonfest.net
 

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