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Giovedì 5 dicembre ore 21.30
Teatro S.Marco di Latina
Newtonfest

Starfuckers

Ingresso unico € 8



Di rock convenzionalmente inteso non resta che il suono ruvido delle chitarre, ricontestualizzate in un ambiente nel quale i codici dell’atonalità e le regole della nuova musica concreta fungono da coordinate creative. Davvero ammirevole l’audacia sperimentale, sia sul piano sonoro, sia su quello poetico: unico accostamento possibile, in ambito italiano, gli Area. E scusate se è poco. (Alberto Campo, Fare Musica)  ..Tra i pochissimi complessi di caratura internazionale mai prodotti dalla scena italiana, gli Starfuckers hanno una rilevanza che va al di là dei pur straordinari ultimi due album. Non gradiranno probabilmente di essere stati inclusi nel post rock, che per tanti versi hanno superato, ma, al di là di una catalogazione se vogliamo forzata dalla geografia, i Toscoemiliani rappresentano paradigmaticamente quella che è stata la parabola del "post". Tecniche scippate all'elettronica, schizoidi impasti di ritagli aritmici e frasi jazz in libera uscita, citazioni colte che si arrampicano sul muro di un silenzio che si fa buco nero,…(S. I. Bianchi in Post rock e oltre. Introduzione alle musiche del 2000, Firenze, Giunti, 1999)

 

"Non si può spiegare a parole, si può solo intuire, dovresti riflettere su come immagini la musica, su come la senti, poi dovresti leggere Silence e ascoltare i Carcass, Ornette Coleman, il rumore del traffico, Miles Davis elettrico, poi tornare a pensarci, poi Stockhausen, poi James Brown, andare in montagna a guardare sassi, alberi e fiumi, poi al mercato del pesce, ascoltare la musica indiana con i Motorhead, poi non pensarci più, poi il dub delle origini, i riff di Keith Richards, John Cage, Albert Ayler con l'house di Chicago, la radio fuori sintonia, John Coltrane con la tv accesa, Jimi Hendrix a 16 giri, i Velvet con la jungle, poi lasciarti andare...Con la nostra musica intendiamo liberare i suoni, fare in modo che essi siano semplicemente se stessi e non organizzarli, forzarli, costringerli ad assumere dei significati".

 

L’essere chiamati ad aprire i concerti dei SonicYouth e la nuova etichetta discografica, la statunitense DBK Works, segnano il definitivo spostamento dei loro orizzonti verso il pubblico americano, culturalmente più preparato a cogliere le loro evoluzioni. La formazione ridotta all’osso (chitarra, batteria ed elettronica), recupera sonorità blues, rock e funk  ma con approccio decisamente non convenzionale. Gli Starfuckers non hanno mai fatto mistero della loro ammirazione per Miles Davis e i  recenti brani  (“Blues off”, “Drive on”, “Off blues”) tributano omaggio al maestro ricalcando il cerimoniale di “On the Corner”. Altri due brani (“Funked x”, “Vamped x”) con le loro infinite variazioni del wah-wah chitarristico ricordano più il funk di James Brown che il jazz-rock degli anni ‘70.

“Eternal soundcheck”, il cui titolo è ispirato da un commento di Lydia Lunch a un loro concerto, è il brano che si riallaccia ai percorsi recenti, configurandosi come una lunga suite nella quale i suoni e i rumori perdono ogni rapporto armonico prestandosi per un volo che condensa l’eterea spiritualità della musica cosmica con i cerebrali scatti dell’elettronica contemporanea. Il riallineamento alla tradizione è quindi solo apparente. Se è vero infatti che pescano a piene mani nel calderone della musica nera (blues, funk, jazz), gli Starfuckers si pongono nei confronti di questo materiale con l’anelito sperimentale che li contraddistingue da sempre.

Rockit Tutta roba italiana 20-09-2002 reviews by Massimiliano Osini


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